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13 dicembre 2008

La Destra Sociale sull'aborto

 ABORTO: SALTAMARTINI (PDL), GARANTIRE DIRITTO UNIVERSALE ALLA MATERNITA’

“La richiesta avanzata da alcune associazioni di introdurre l’aborto tra i diritti universali dell’uomo è il frutto di un’impostazione travisata dall’ideologia del femminismo e completamente ignara d elle reali necessità ed aspirazioni delle donne. Il problema non è garantire la possibilità di abortire ma il sacrosanto diritto, questo sì universale, alla maternità”. E’ quanto dichiara Barbara Saltamartini, capogruppo del Pdl nella Bicamerale per l’Infanzia e responsabile delle Pari opportunità di An, che si dice “totalmente d’accordo col giudizio negativo espresso dal Vaticano”.


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1 luglio 2008

Roma: una serata per pensare alla 194


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22 maggio 2008

Cagliari - Convegno sull'Aborto

Il Consigliere Regionale e Capogruppo di Alleanza Nazionale, Ignazio Artizzu, ha promosso per Martedì 27 maggio alle ore 19.00 presso il T Hotel un convegno  contro l'aborto.
Siete tutti invitati!


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12 maggio 2008

Papa: la legge sull'aborto è una ferita per l'Italia

«L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze». Lo ha detto il Papa agli esponenti del Movimento per la vita ricevuti a 30 anni dalla approvazione in Italia della legge 194 sulla interruzione di gravidanza.


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5 aprile 2008

Ratzinger: aborto e divorzio sono colpe gravi

 CITTÀ DEL VATICANO - Il divorzio e l'aborto restano «colpe gravi», ma la Chiesa deve «accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna alle persone che ne portano le ferite interiori e cercano la possibilità di una ripresa». Lo ha spiegato il Papa in Vaticano ai partecipanti al congresso L’olio sulle ferite. Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio. Secondo Benedetto XVIaborto e divorzio «ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale e autore della vita».

CONGIURA DEL SILENZIO - Divorzio e aborto, che per il pontefice comportano «tanta sofferenza nella vita delle persone, delle famiglie e della società», oggi nel mondo sono circondati da «una congiura del silenzio ideologica. In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo e da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l’indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita e ancora custodita nel seno materno», ha affermato Joseph Ratzinger. «Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze in chi le compie», ma, nei confronti di chi se ne macchia, dice il Papa, la Chiesa deve «accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna. Gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio».


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24 febbraio 2008

Avvenire: «Testo dei medici è un falso»

ROMA - Un documento «choc» che però non è quello votato dal consiglio dei 103 presidenti degli Ordini provinciali dei medici: è l'accusa lanciata dal quotidiano dei vescovi 'Avvenire' contro la nota diffusa sabato - in nome dell'associazione dei camici bianchi - su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Si tratta «di un fantomatico documento», afferma il giornale cattolico: il consiglio nazionale della Fnomceo - spiega 'Avvenire' - aveva in realtà approvato una riflessione in nove cartelle sul ruolo dei medici nella società. «Strane manovre - si legge nell'occhiello dell'articolo -: l'assemblea approva una relazione sulle politiche sanitarie in vista delle prossime elezioni. Invece alle agenzie di stampa ne viene inviata una su pillola abortiva e assistenza neo-natale».

TURCO - Opinione opposta per il ministro della Salute, Livia Turco: «Il documento siglato dai medici sia un monito, non soltanto per ciò che vi è contenuto, ma anche per la fonte da cui proviene». «È un documento molto importante - ha aggiunto la Turco - un documento senza precedenti, di grandissimo rilievo. Sono rimasta molto colpita. Se i medici, a partire dalla loro scienza e coscienza, dalla loro autonomia, in modo unitario all'interno del loro ordine professionale, hanno sentito il bisogno di dire cose così chiare sulla legge 194, sul modo di sostenere la maternità, sulla tutela della vita a partire dall'attenzione ai parti molti pretermine, addirittura sulla Ru486, vuol dire che anche loro hanno avvertito un pericolo e hanno sentito il dovere di rassicurare il clima mettendoci la voce dell'esperienza clinica e del sapere medico». Secondo il ministro Turco «questo documento deve far riflettere molto la politica, deve suggerire alla politica di ascoltare quello che nella 194 è indicato con un grande punto di riferimento, cioè proprio l'autonomia e la responsabilità del sapere medico».

CONTRO VERONESI - "Avvenire"attacca anche la candidatura dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd, come pure la presenza di radicali. «È impossibile ignorare quale sia l'antropologia di Umberto Veronesi», si legge in un editoriale firmato da Francesco D'Agostino. «È impossibile - aggiunge - ignorare la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito Radicale». «Gli esempi - si legge - potrebbero moltiplicarsi. Da visioni antropologiche 'riduzionistichè (come quella radicale o quella di Veronesi), derivano inevitabilmente - ammonisce D'Agostino - ampie conseguenze sul piano delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono definiti 'eticamente sensibili' (dalla procreazione assistita all'eutanasia), ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi fra tutti quelli del matrimonio, della famiglia e delle adozioni».


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23 febbraio 2008

DIRITTO ALLA VITA (di Simone Ziviani)

tratto da identitario.org

da www.imperoasburgico.splinder.com

"Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta! L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza”. Inizia così la lettera che dodici donne di cultura hanno inviato ai leader della sinistra per chiedere la tutela della 194. Come sappiamo laicisti estremisti, vetero-femministe e quant’altro, i quali ancora una volta si sono stracciati le vesti per difendere la famosa legge, sono paradossalmente i primi ad ostacolarne la piena attuazione, e sappiamo come e perchè, ( cfr altri post di questa sezione per eventuali chiarimenti) pertanto non dilunghiamoci su questo punto. Tornando alla lettera, è chiaro che l’agitazione ed il nervosismo che animano il fronte abortista sono la prova che il tabù circa "l’incontestabile diritto della donna" ( di poter uccidere suo figlio) è rotto, rotto definitivamente: se ne può, cioè, almeno discutere senza il rischio di passare per papisti crociati, misogini e fascionazisti. E, a onor del vero, della questione del diritto alla vita ne stanno parlando un pò tutti. Meglio tardi che mai: sono più di quattro milioni i bimbi uccisi dagli anni ‘70 ad oggi nel grembo materno: questa carneficina non può durare, è innaturale, disumana. Onore al merito, ancora una volta, a Giuliano Ferrara, un laico che almeno, da un punto di vista culturale, sta squarciando il velo di bugie sul quale si fonda il teorema dell’aborto.



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31 gennaio 2008

ABORTO, Associazioni sassaresi presentano proposta di moratoria

30 gen. 2008 - Venerdì 1 febbraio dalle 19 presso il “Villino Ricci” in viale Dante a Sassari verrà illustrata la proposta di moratoria riguardante la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza, lanciata da diverse associazioni: Scienza e Vita di Sassari, Movimento per la Vita di Sassari, Forum delle associazioni familiari, Centro Culturale di Sassari, Medicina e Persona, Associazione medici cattolici di Sassari.
L’incontro anticipa di qualche giorno la XXX Giornata per la vita, che verrà festeggiata in Italia domenica 3 febbraio.
Le associazioni proponenti "desiderano avviare anche a Sassari, in un clima di massimo rispetto per le donne che vivono il dramma dell’aborto, un ampio dibattito senza steccati ideologici, che abbia come fine non già l’individuazione di 'vittime' e 'carnefici', in una sorta di processo mediatico, ma soluzioni tese a salvaguardare la salute della donna e del bambino, rendendo proprio la donna più libera di essere madre e salvaguardando il diritto alla vita dell’essere umano più debole, il nascituro".
A partire dal prossimo fine settimana, per tutto il mese di febbraio, presso le sedi delle associazioni proponenti ed in alcuni luoghi pubblici cittadini, verranno raccolte le sottoscrizioni a sostegno della moratoria di cui Giuliano Ferrara è il primo firmatario.


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30 gennaio 2008

Ruini: «Sulla 194 non incitiamo alla rivolta»

ROMA - «Le donne veramente libere non abortiscono. La donna in molti casi abortisce proprio perché non è libera e la si rende tale se le si dà la possibilità concreta di non abortire». È la posizione sostenuta dal cardinale Camillo Ruini nel corso della registrazione della trasmissione Otto e mezzo, che andrà in onda lunedì sera su La7. «L'aborto è un dramma per la donna, per il marito, per tutta la famiglia. È questo il modo corretto di porsi di fronte a ciò».

LA LEGGE 194 - «Se una legge viene approvata dal Parlamento possiamo dire che non ci piace, che è ingiusta, ma non incitiamo alla rivolta», ha aggiunto l'ex presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) parlando della 194. «Altra cosa è se i cattolici si fanno promotori di leggi eticamente sbagliate», ha detto Ruini riferendosi alla proposta di legalizzare le unioni di fatto. «Un tempo i democristiani soccombevano in Parlamento, ma non si facevano promotori di iniziative legislative contrarie alla dottrina cattolica».

MORATORIA - Per quanto riguarda la proposta di una moratoria internazionale dell'aborto che l'Onu dovrebbe promuovere, Ruini si è detto «totalmente d'accordo. Cedo che in Italia ci sia una piena convergenza tra le forze politiche. Non si può imporre l'aborto con una legge dello Stato». L'ex presidente della Cei ha evitato, «parlando a titolo personale», di utilizzare la parola «omicidio» per l'aborto, ma ritiene che l'aborto «sopprima un essere umano vivente. Non uso la parola omicidio, ma per essere chiari e non confondere la realtà non si deve nemmeno parlare di interruzione volontaria di gravidanza. Il linguaggio non deve occultare la realtà. La Chiesa non ha un atteggiamento persecutorio e ostile, ma caritatevole. Negli anni passati, 85 mila aborti sono stati evitati grazie all'intervento dei Centri di aiuto alla vita», ha ricordato il porporato.

INGERENZA - Quanto alle accuse di ingerenza, per Ruini «in Italia l'intervento della Chiesa ha un'efficacia maggiore rispetto a quanto avviene in altri Paesi più secolarizzati», ma «bisogna sfatare l'idea che in Italia ci sia una maggior attenzione della Chiesa verso la politica interna rispetto ad altri Paesi». Resta invece «il diritto-dovere della Chiesa a intervenire su questioni pubbliche. Oggi lo sviluppo tecnologico sta proponendo problemi etici drammatici anche a livello legislativo, di cui la Chiesa non può disinteressarsi».


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14 gennaio 2008

ROMA: MANIFESTAZIONE 'AZIONE GIOVANI' CONTRO ABORTO =

Roma, 14 gen. - (Adnkronos) - Azione Giovani manifestera' a Roma contro l'aborto e in difesa della maternita' oggi a Piazza San Silvestro, angolo con via Mercede, a partire dalle 14,30.
Participeranno alla mobilitazione, oltre a Federico Iadicicco, presidente della Federazione romana di Azione Giovani e dirigente romano di Alleanza nazionale, Giorgia Meloni vicepresidente della Camera dei Deputati.

Nel corso dell'iniziativa,che si terra' nei pressi del ministero delle Politiche per la Famiglia,saranno presentate le proposte del movimento giovanile di Alleanza nazionale per portare il tasso di abortivita' a zero e per delle politiche a difesa della natalita' e della famiglia.


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7 gennaio 2008

APPELLO AL POPOLO DI ALLEANZA NAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA VITA

La moratoria per la vita proposta da Giuliano Ferrara, l'invito alla riflessione sulla legge 194 formulato dal Cardinale Camillo Ruini e il bilancio obiettivo di decenni di aborto "legalizzato" in Italia, in Europa e nel mondo, impongono a chiunque abbia responsabilità politiche approfondimento e azione coerente.

1. Perché l'aborto "legale" è diventato aborto "banale". Quando in Italia, a partire dall'inizio degli anni 1970, iniziò la propaganda per introdurre una legislazione abortista, l'intento dei sostenitori era di rendere la gestante libera di ottenere l'intervento abortivo senza ostacoli. Era arduo far passare in Parlamento una legge che suonasse: "articolo unico/ l'aborto è libero e gratuito". L'argomento più usato non fu un richiamo alla libertà, bensì l'opportunità di assistere la gestante che viveva una situazione difficile invece che respingerla nella clandestinità. Si è così costruita una legge - la n. 194 del 22.05.1978 - che riconduce le cause che inducono all'aborto a un'unica vaga indicazione terapeutica e impone al consultorio o al medico di espletare una fase di prevenzione/dissuasione dall'aborto. Il primo articolo della legge fissa gli scopi di essa: "Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio". Si aggiunge che l'aborto "non è mezzo per il controllo delle nascite".

Siamo convinti che trent'anni siano più che sufficienti per chiedersi se e come quegli scopi sono stati raggiunti, se la 194 viene applicata in ogni sua parte, se essa ha provocato una reale diminuzione degli aborti, come ripete stancamente la schiera dei suoi sostenitori. Le statistiche, ricavate dalle relazioni annuali dei ministri della Salute, sono parziali, poiché non considerano ai fini delle rilevazioni gli aborti - che pure ci sono - procurati con la cosiddetta "pillola del giorno dopo" (Norlevo); né finora hanno incluso le cifre riguardanti gli aborti procurati dopo l'assunzione della RU 486, "liberalizzata" da numerosi assessorati regionali alla Sanità. Infine, sempre sotto il profilo statistico, un ulteriore limite è costituito dal peso che si dà al numero in assoluto di aborti, ma non invece al rapporto di abortività, cioè alla relazione che intercorre fra gli aborti realizzati ogni anno e il numero dei bambini che nello stesso periodo nascono vivi. Poiché questo dato numerico è rimasto costante in 30 anni, se ne deduce che è rimasta costante - e non è calata - la tendenza ad abortire.

Le medesime statistiche forniscono numeri dai quali è impossibile comprendere le cause che inducono ad abortire. Ciò accade perché, nella fase che dovrebbe essere di prevenzione, nessuno chiede nulla alla donna, e di conseguenza il personale medico nulla annota sulla scheda per la richiesta dell'ivg: come è possibile, in attuazione della legge, prevenire l'aborto se non si conoscono le principali cause che portano le donne a una scelta così drammatica? Una scelta resa comunque agevole - quasi banalizzata - dal fatto che per abortire basta una mera manifestazione di volontà: in base alla 194, infatti, pur se il medico o il consultorio non riconoscono i motivi addotti dalla gestante per l'ivg, essi sono tenuti a rilasciare il certificato che attesta che la gravidanza è in atto. Il certificato costituisce titolo sufficiente, dopo sette giorni, per abortire; dunque, non vi è alcun filtro che permetta prevenzione o dissuasione. Se dunque, per un verso, l'applicazione della 194 non è andata verso una "procreazione cosciente e responsabile", per altro verso la media stimata del ricorso all'aborto clandestino si è attestata sulle 45.000 unità all'anno: è un dato che segnala il fallimento anche sotto questo riguardo.

2. Perché la tutela della vita è una battaglia laica. Per cogliere l'umanità del concepito non è necessario il catechismo. E' sufficiente l'ecografo! Dire che si tratta di vita umana non è un atto di fede, ma è una constatazione che prescinde dalla confessione religiosa di riferimento. Spesso la confessionalizzazione del tema è il modo laicista per esorcizzare una discussione laica in materia.

Dal punto di vista biologico, la formazione e lo sviluppo umano appaiono come un processo unico, continuo, coordinato e graduale sin dalla fecondazione, con la quale si costituisce un nuovo organismo dotato di capacità intrinseca di svilupparsi autonomamente in un individuo adulto. I più recenti contributi delle scienze biomediche apportano preziose evidenze sperimentali alla tesi dell'individualità e della continuità dello sviluppo embrionale. Dal momento in cui l'ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Le recenti acquisizioni della biologia umana riconoscono che nello zigote derivante dalla fecondazione dei due gameti si è già costituita l'identità biologica di un nuovo individuo umano, dotato di un proprio codice genetico, e quindi di un valore antropologico unico. Il concepito non è un essere umano in potenza, ma un essere umano in atto. È in potenza adulto, bambino o vecchio, ma è in atto un essere umano, e in quanto essere umano è anche persona, dal momento che non si vede come la dimensione personale possa subentrare in epoca successiva all'inizio della vita umana, cioè al concepimento.

La 194 elude il nodo riguardante l'identità biologica del concepito. Nella relazione di maggioranza, che alla Camera dei Deputati accompagnò la proposta poi divenuta legge, l'"opportunità di introdurre la nuova disciplina dell'aborto" veniva evocata "al di là delle diverse convinzioni morali, religiose e scientifiche": il legislatore ha dunque affermato di voler prescindere perfino dalla scienza; e quest'ultima attesta in modo inequivoco l'umanità del concepito. Ciò è in linea con quanto aveva scritto la Corte Suprema degli USA, che in una sentenza del gennaio 1973 aveva reso l'aborto libero in tutti gli States: "non abbiamo bisogno di risolvere il difficile problema di quando la vita cominci"; e però, nel dubbio (non invincibile) si rendeva possibile la soppressione della vita. Più di recente, nel luglio 2004, la Corte europea dei diritti umani, pur decidendo di un caso nel quale era importante partire dal presupposto se il concepito è o non è un essere umano, ha stabilito che "la questione dell'inizio del diritto alla vita sia da decidere a livello nazionale (...) perché tale questione non è stata decisa dalla maggioranza degli Stati (...) e (...) perché non esiste in Europa un consenso generale sulla definizione scientifica e giuridica dell'inizio della vita". La difficoltà ha un significato evidente: se ci si pone il quesito di quando inizia la vita si corre il rischio, in base alla risposta, di dover sottoporre a revisione dogmi che appaiono intangibili.

3. Una politica per la vita per ridare vita alla politica. E invece il quesito va posto senza timore, e merita risposta. La sfida va vissuta non come un problema da rimuovere, ma come una opportunità per riattivare la politica. Negli USA di questi temi si discute sulla scena politica, al punto che diventano occasione di confronto nelle campagne elettorali, costituiscono motivo di successo fra gli elettori, perché esiste un contesto culturale e politico che spinge alla riflessione critica dei pregiudizi della biotecnocrazia. Auspichiamo che si formi un contesto simile anche in Italia e in Europa: se c'è una battaglia di avanguardia sulla quale chi ambisce a rappresentare il Centrodestra è chiamato a combattere, essa è quella per la tutela e la promozione della vita, dal concepimento alla morte naturale. Infatti, se lo Stato è l'organizzazione della società, quest'ultima si fonda sulla dignità di ogni essere umano; lesa la quale, tutto è possibile. Siamo convinti che va combattuta la posizione di chi esorta a tenere distinte la sfera confessionale e religiosa da quella politica e giuridica, come se parlare di difesa della vita equivalesse automaticamente a salire sull'altare, a indossare i paramenti sacri, e a iniziare un'omelia. E' una distinzione che qui non ha senso: la contrapposizione non è fra cattolici e non cattolici, ma fra chi intende la natura come un dato certo e normativo, e chi ritiene invece che la natura è un mero postulato culturale, e quindi è soggetta alla libera contrattazione fra le parti.

Il nocciolo del discorso è il diritto naturale: e cioè un quadro di valori la cui esistenza non dipende dai mutamenti della storia, dai conflitti di classe o di razze, dalla costruzione di mondi utopici, o dai pensieri degli opinion maker, ma sono iscritti in modo stabile e immutabile nella natura dell'uomo; regole essenziali valide in ogni epoca e in ogni luogo: non uccidere, non rubare, non dire il falso... Che, lette in positivo e nei loro riflessi sociali e politici, significano: difendi la vita dell'innocente con legislazioni e provvedimenti amministrativi adeguati, rispetta l'altrui proprietà, in un'ottica di solidarietà, lavora per l'onestà e per la trasparenza nella vita pubblica... L'insieme di questi principi e precetti è impresso nella natura di ogni uomo, anche se non sempre viene percepito con chiarezza: per questo, al di là di ogni deformazione, viene chiamata diritto naturale. E' il frutto della osservazione e della "scoperta" delle costanti naturali della persona e in essa la politica può trovare il fondamento per edificare la comunità; da essa il diritto positivo trae le coordinate entro le quali proseguire nella sua elaborazione.

Riteniamo questa battaglia di avanguardia e di libertà, perché l'essenza del totalitarismo coincide con l'arbitrio che un uomo esercita su un altro uomo al punto da modificare, o addirittura da togliergli la vita. Se il confine fra la vita e la non vita non è netto e invalicabile, se non viene individuato quale dato oggettivo da riconoscere e da rispettare, ma rappresenta qualcosa di variabile a seconda delle opinioni soggettive o delle scelte di una maggioranza, non si può dire che la prospettiva totalitaria sia alle spalle. Se è possibile (e anzi è stimato un bene, poiché riceve il contributo del servizio sanitario nazionale), uccidere un uomo in quanto è troppo giovane - non ha completato i nove mesi di permanenza nel corpo della madre -, cioè perché è lontano dall'optimum della vita, non esistono ragioni di principio, ma solo di mera convenienza del momento, per non uccidere chi è troppo vecchio, cioè è lontano dall'optimum della vita al capo opposto del filo, ovvero per non uccidere il portatore di handicap, che è lontano dall'optimum fisico; ovvero - e questa è l'esperienza dei totalitarismi realizzati nel XX secolo - per uccidere l'altro in quanto la pensa diversamente, e quindi è lontano da un optimum ideologico, ovvero appartiene a un'altra razza, e quindi non è in linea con l'optimum etnico.

4. Qualche indicazione concreta. In occasione del trentennale della 194, meritano approfondimento, a nostro avviso, alcuni passaggi, nella prospettiva che il confronto non resti teorico, ma conosca sviluppi pratici:

a) La fase della dissuasione-prevenzione prevista dall'art. 5 della 194 va finalmente attuata, avviando la formazione mirata di tutti i soggetti che in essa sono chiamati a intervenire, prevedendo apposite risorse nei bilanci nazionale e regionali, che rendano non virtuali le alternative all'aborto proposte nel singolo caso, con una verifica dei risultati. Discuteremo con i nostri rappresentanti nei Consigli regionali le modalità per rendere effettiva tale fase. La disapplicazione di questa parte della 194 deriva largamente dall'aver fatto coincidere il concetto di prevenzione dell'aborto col concetto di prevenzione dei concepimenti: con questo tipo di condizionamento, è facile per il medico che rilascia il certificato ritenere declamazioni prive di significato le indicazioni della legge tese a rimuovere le cause dell'aborto. La prevenzione dell'aborto va invece legata il più possibile alla prosecuzione della gravidanza, per quanto difficile o inizialmente non desiderata, al fine di tutelare insieme il concepito e la madre.

b) L'art. 2, comma 2, della 194 stabilisce che "i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita". Ci sono associazioni di volontariato, in particolare i Centri di aiuto alla vita promossi dal Movimento per la vita, che da trent'anni, sparsi in tutta Italia, hanno garantito a circa centomila donne la libertà di non abortire e ad altrettante vite umane la libertà di non essere uccise. Spesso le strutture sanitarie hanno fatto apparire questo successo - un successo anzitutto per la donna, che è stata aiutata a prendere una decisione coraggiosa, ma certamente meno drammatica del ricorso all'aborto - quasi come una colpa, o come un segnale di pericolosa faziosità. Chiediamo invece che siano promossi accordi più stabili e diffusi con queste realtà, tesi a rendere la loro attività meno complicata, con minori ostacoli all'interno delle strutture sanitarie. Un maggiore coinvolgimento delle associazioni di volontariato è in grado di sollecitare e di mettere in moto le realtà che dovrebbero realizzare l'aiuto alla maternità difficile. Se è più comodo per una struttura sanitaria dire alla donna "questo è il certificato, vai pure ad abortire...", una convenzione che in un ospedale consenta di avvalersi di chi ha un approccio meno formalistico e sommario può indurre invece a prendere realmente in considerazione strade diverse, senza che questo si traduca in pressioni sulla gestante. Anche su questo fronte attiveremo un confronto con i consiglieri regionali del Partito.

c) L'art. 7 comma 2 della 194 stabilisce che quando il concepito ha possibilità di vita autonoma "il medico che esegue l'interruzione deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto". La cronaca recente e meno recente informa che ciò non accade. Sul punto la 194 va resa più chiara. Il progresso scientifico ha anticipato la possibilità di sopravvivenza nei nati prematuri. La collocazione alla fine del sesto mese di gravidanza della distinzione tra aborto e parto prematuro - non scritta nella legge 194, ma tradizionalmente ripetuta nei manuali medici - è superata. Ai Centri di aiuto alla vita si moltiplicano le notizie di bambini "abortiti", ma contrassegnati da evidenti segni di vita (battito cardiaco, gemiti, atti respiratori), eppure lasciati morire sul tavolo operatorio. "Lasciar morire" e in qualche caso - come pure accade - "affrettare la morte" è il contrario di "salvaguardare la vita".

d) Nella legge 194 non è mai formalmente riconosciuta la possibilità di abortire per ragioni eugenetiche, ma solo in quanto queste ultime incidano sulla salute della donna; e tuttavia, il richiamo alle malformazioni del nascituro c'è. Dopo trent'anni è venuto il momento di chiedersi - e ciò va fatto anzitutto in Parlamento - se è giusto non modificare il passaggio di una legge in base al quale un essere umano non ha il diritto di vivere in quanto è "malformato", o comunque lo ha in forma più fievole per il solo fatto di non essere ancora nato.

e) L'art. 4 della 194 ricomprende le varie "indicazioni" all'aborto (economiche, sociali, familiari) sotto il più ampio riferimento alla salute della donna. La salute, quindi, non ha una accezione limitata a patologie riscontrate in modo scientifico, ma viene interpretata come estesa alla salute psichica: il concetto di salute esce dai manuali di medicina per abbracciare il senso di completo benessere, fisico e psicologico. In questi termini la nozione di "aborto terapeutico", su cui si fonda l'intero impianto della legge 194, consiste nel far presente a una donna che può liberarsi del figlio non ancora nato nell'illusione di "stare psicologicamente meglio" e che può sopprimere un bimbo in utero, forse anche capace di vita autonoma, solo perché fonte di alterazione del proprio benessere. Anche su questo è giusto fornire risposte in termini di adeguate modifiche legislative.

f) Infine, il padre. Il cui ruolo è reso marginale dalla 194: può essere coinvolto nella decisione della donna di abortire solo se lei lo desidera, e questo anche se i due sono coniugati. Il padre del concepito va invece informato della gravidanza e va coinvolto, almeno a livello consultivo, nelle decisioni riguardanti la vita del figlio, ai fini della difesa della vita e del sostegno alla madre. Pari opportunità vale anche per i padri in ordine alla scelta del destino dei propri figli.

A nostro avviso, l'iniziativa politica non va limitata al Parlamento nazionale e/o ai Consigli regionali: essa deve attraversare il Parlamento europeo, sede in questo momento di tendenze ostili al diritto naturale. Mai come in questo momento la frontiera del diritto alla vita coincide col futuro politico della nazione, dell'Europa e con le sorti stesse della politica.

Per questo proponiamo che in occasione della Conferenza programmatica che Alleanza Nazionale organizza a Milano dall'8 al 10 febbraio per definire e illustrare le sue proposte per l'attuale momento politico, una sessione sia dedicata tematicamente al diritto alla vita, e a dare concretezza alla moratoria sull'aborto e alle iniziative da intraprendere in tale direzione. Invitiamo tutti gli iscritti e i simpatizzanti a sottoscrivere questo nostro appello: un partito politico non deve e non può restare indifferente!

Alfredo Mantovano - Gianni Alemanno - Maurizio Gasparri - Barbara Saltamartini - Giorgia Meloni


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2 gennaio 2008

Binetti: «Su 194 pronta a votare con Fi»

ROMA - Paola Binetti accoglie con favore l'iniziativa parlamentare annunciata dal coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, su una revisione della legge 194 che disciplina l'aborto, e si dice pronta a contribuire a una «maggioranza trasversale» sull'argomento. Intervistata dalla Stampa, la senatrice «teodem» del Pd spiega che «la mozione di Sandro Bondi è un grande passo avanti nella direzione giusta, cioè la difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita». «La 194 è datata, ha trent'anni e per rivedere le linee guida della legge - puntualizza l'esponente del Pd - sono disponibile a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale».

«NO A DISCIPLINA DI PARTITO SU QUESTI TEMI» - Paola Binetti non si dice preoccupata per il rischio di una nuova spaccatura nell’Unione: «Sulla salvaguardia della vita non valgono logiche di schieramento o posizioni di partito», avverte. «Nel Pd e in Parlamento - sostiene ancora Binetti - siamo in più di quanti si creda a ritenere indispensabile la rivisitazione della legge 194. Sarebbe demenziale invocare disciplina di partito su temi che toccano al fondo la coscienza e le ragioni della convivenza civile».

CENTRODESTRA - L'iniziativa di Bondi e le dichiarazioni della Binetti, che arrivano dopo l'appello lanciato dal cardinale Ruini, hanno provocato, com'era prevedibile, una serie di reazioni contrastanti. Secondo il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, «è condivisibile la proposta di rivedere la legge 194, ma successivamente, non ora, non con questo questo governo, non con questa maggioranza, che hanno già ampiamente dimostrato di non voler tutelare la vita e la famiglia». In Forza Italia la posizione di Bondi non accoglie consensi unanimi. Se per Francesco Giro, deputato e responsabile nazionale per i rapporti con il mondo cattolico di Fi, «bisogna promuovere un confronto di alto profilo sui diritti della persona, soprattutto se debole o debolissima, come la figura del nascituro», Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia, avverte: «Su un tema come quello dell'aborto è legittimo che i cattolici intervengano, ma il centro destra non deve diventare un partito confessionale». L'Udc, dal canto suo, «appoggia con forza la richiesta di una moratorio sull'aborto lanciata dal Cardinale Ruini». Secondo le parole del presidente Rocco Buttiglione, «il nostro partito è sempre stato all'avanguardia nella lotta in difesa della vita». Buttiglione ricorda inoltre che in Senato giace una sua proposta di legge volta ad interdire l'aborto oltre la ventesima settimana di gravidanza. «Un feto di venti settimane - dice Buttiglione - è già in grado di vivere alcune ore ed un aborto in quel caso è un infanticidio!».

SINISTRA - La sinistra, invece, insorge. Marco Rizzo, coordinatore nazionale dei Comunisti italiani, si dice «fortemente contrario a qualunque ipotesi di modifica legislativa. Si vuole trasformare l'Italia in uno Stato confessionale, fatto per noi inacettabile». Graziella Mascia, vice presidente dei deputati di Rifondazione comunista, afferma che «ancora una volta gli ambienti più integralisti del cattolicesimo italiano lanciano una campagna provocatoria e anacronistica contro la 194 che nulla ha a che fare con la salute del bambino e che si gioca tutta sulla pelle delle donne».

RADICALI - Anche i radicali prendono posizione. Per Marco Cappato «la legge sull'aborto non è per noi né un totem né un tabù. Verificare l'impatto del progresso tecnologico sul rispetto della legge è certo opera utile e doverosa, non solo relativamente alle mutate possibilità di sopravvivenza del feto fuori dall'utero, ma anche rispetto alle tecniche abortive disponibili, prima tra tutte la RU486, e alle tecniche di analisi prenatale e preimpianto». «La contraddizione tra le linee guida della legge 40 sulla fecondazione assistita, che ostacolano abusivamente l'analisi gentica pre-impianto, e la legge 194, che consente l'analisi pre-natale e l'aborto, va risolta a favore della seconda, attraverso una riforma delle linee guida della legge 40 che chiarisca le modalità attraverso le quali la donna può ricorrere all'analisi pre-impianto. Il proibizionismo sulle analisi pre-impianto e pre-natali - ribadisce Cappato - sarebbe comunque una scelta criminogena perché si tradurrebbe in una ripresa degli aborti clandestini in Italia e all'estero».

PD- Secondo Marina Sereni, vicepresidente alla Camera del gruppo del Partito democratico (lo stesso della Binetti), «la legge 194 è un'ottima legge che ha contribuito a sconfiggere l'aborto clandestino e a dare alle donne tutele e aiuti per una maternità consapevole». «Dalla sua approvazione a oggi - sottolinea l'esponente del Pd - molte cose sono cambiate, sia per l'arrivo nel nostro Paese di molte immigrate, sia per i progressi della scienza medica nel campo della contraccezione e della cura. Compito della politica - continua Sereni - è aggiornare la legge ai tempi, partendo però dalla difesa delle ragioni che hanno portato il Parlamento italiano ad approvare quelle norme e tutti i cittadini a difenderla con con un referendum».


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7 novembre 2007

Aborto, Meloni sulla pillola Ru486: "Gli interessi economici prevalgono sul diritto alla salute"

In una nota, Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati dichiara: "La richiesta della Exelgyn all'Unione Europea per commercializzare anche in Italia la pillola abortiva Ru486, dimostra che gli interessi economici dalle case farmaceutiche prevalgono sui principi di tutela della salute"."Studi e ricerche condotte smentiscono infatti il principio secondo il quale l'aborto chimico innescato dalla somministrazione della pillola Ru486 sarebbe meno invasivo rispetto alla pratica abortiva tradizionale. Test medici statunitensi, ad esempio, evidenziano a piú riprese la pericolosità del farmaco, che in molte occasione ha messo a serio rischio la vita di coloro che ne hanno fatto uso"."Al di là dell'aspetto prettamente scientifico, comunque, ció che lascia allibiti è la leggerezza con cui si continua ad affrontare il tema della maternità: in Italia il tasso di natalità è pari all'1,3% a fronte del 2,1% di nascite annuali necessarie affinché una nazione possa crescere. Eppure è la cultura della morte ad essere portata avanti: la preoccupazione maggiore è fornire dei mezzi sempre piú 'veloci' per scoraggiare le nascite piuttosto che offrire alle famiglie una legislazione di sostegno alla natalità. Cosí mentre in troppi si sbracciano per "salutare" questo grande "ritrovato della scienza" noi lavoreremo ad una proposta di legge organica affinché un figlio torni ad essere un diritto, non un privilegio o peggio ancora un peso. Inoltre stiamo valutando strade e strumenti in grado di impedire che l'aborto diventi una pratica anti-concezionale", conclude Giorgia Meloni (red).


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8 settembre 2007

ABORTO: PAPA TORNA A CONDANNARLO, 'E' L'OPPOSTO DEI DIRITTI UMANI' =

L'aborto "è una profonda ferita sociale": il Papa si rivolge così alle autorità austriache e al corpo diplomatico accreditato presso le organizzazioni internazionali con sede a Vienna, sottolineando, a proposito di quei diritti umani tanto cari alle Nazioni Unite, che "il diritto umano fondamentale" è quello alla vita e precisando: "Non chiudo gli occhi davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne".

"E' nell'Europa che, per la prima volta, è stato formulato il concetto di diritti umani", ha detto Benedetto XVI al suo auditorio, raccolto nella Sala dei ricevimenti dell'Hofburg di Vienna. "Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti - ha proseguito - è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L'aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano, è il suo contrario. E' una 'profonda ferita sociale', come sottolineava senza stancarsi il nostro defunto confratello, Cardinale Franz Koenig", ex arcivescovo di Vienna.

"Nel dire questo non esprimiamo un interesse specificamente ecclesiale", ha sostenuto il Papa, "ci facciamo piuttosto avvocati di una richiesta profondamente umana e ci sentiamo portavoce dei nascituri che non hanno voce. Non chiudo gli occhi davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne - ha poi tenuto ad aggiungere - e mi rendo conto che la credibilità del nostro discorso dipende anche da quel che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto alle donne in difficoltà. Mi appello quindi ai responsabili della politica - ha poi concluso in riferimento a recenti casi di ammorbidimento della legislazioni in materia di interruzione di gravidanza - affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal vostro ordinamento giuridico all'aborto venga di fatto abolita".


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20 agosto 2007

ABORTO: MONS.BERTONE A AMNESTY, SALVARE VITA ANCHE SE FRUTTO DI VIOLENZA =

Roma, 20 ago - 'Bisogna salvare la vita anche se e' frutto di violenza': cosi' ha detto il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in una intervista rilasciata in esclusiva a Radio Vaticana a margine del Meeting di Rimini, commentando la svolta di Amnesty International che ha inserito tra i diritti umani l'aborto in caso di stupro.
'Non si puo' aggiungere ad omicidi altri omicidi - ha detto il card. Bertone - l'uccisione di altre persone. Anche se sono persone in fieri, sono persone, sono soggetti umani, con tutta la loro dignita' di esseri umani'. E' certo che bisogna lottare contro la violenza sulle donne, ha sottolineato il segretario di Stato vaticano, 'contro questa forma disumana di violenza che e' lo stupro e lottare tutti, e difendere la dignita' delle donne, di qualsiasi donna'.
Bertone appoggia la propria posizione alle grandi encicliche, i 'grandi messaggi', i documenti della Chiesa sulla dignita' delle donne. 'Vorrei citare un bel documento che e' passato sotto silenzio - ha aggiunto Bertone - il documento della Congregazione per la Dottrina della fede, firmato dal cardinale Ratzinger e dal sottoscritto: 'La collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nella societa''. Ma la distanza tra chiesa-istituzione e Amnesty e' netta: 'Non si puo' eliminare la vita come tale - ha ribadito in conclusione Bertone - anche se e' frutto di una violenza'.


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