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Fare Verde: Krsko dimostra che il nucleare è un tunnel nel quale è meglio non entrare.

Il caso della centrale di Krsko è l'esempio lampante di quanto sia alto il rischio di adottare tecnologie obsolete e pericolose lanciandosi nella folle corsa verso il nucleare.
La centrale che in queste ore è in corso di spegnimento per un incidente all'impianto di raffreddamento dovrebbe essere dismessa nel 2023, ma la sola operazione di smantellamento costerebbe non meno di un miliardo e 700 milioni di euro. Soldi che non ci sono: ad oggi sono stati accantonati solo una paio di centinaia di milioni di euro.
Di fronte agli alti costi di dismissione della centrale, si sta già pensando di mantenerla in attività e addirittura raddoppiarla, dotandola di un secondo reattore. Un raddoppio in cui potrebbe essere coinvolta anche l'ENEL se venisse accolta la proposta di D'Alema: coinvolgere la Slovenia nei progetti dei rigassificatori previsti a Trieste, in cambio della partecipazione dell’ENEL al raddoppio della centrale di Krsko.
Inoltre, in caso di dismissione, Slovenia e Croazia, proprietarie al 50% della centrale, dovrebbero accordarsi anche su dove mettere le scorie radioattive generate dalle operazioni di smantellamento: un ulteriore spinta a mantenerla attiva.
Ricordiamo che la "fregola nucleare" di cui sono affetti politici e industriali italiani, dovrebbe portare l'ENEL ad investire anche nelle centrali obsolete e parzialmente realizzate a Mochovce in Slovacchia: un caso addirittura peggiore di quello sloveno.

La centrale slovena dimostra che il nucleare è una avventura senza ritorno, un tunnel dal quale è difficile uscire, se non con altissimi costi economici e ambientali.
"Mi viene da dire che per i sistemi economici occidentali, l'energia è come la droga e con il nucleare si rischia l'overdose" - afferma Massimo De Maio, presidente di Fare Verde - "Si dirà che l'incidente di Krsko è avvenuto in una centrale obsoleta e quelle più moderne sono più sicure. Ma resta il fatto che il nucleare è una tecnologia vecchia di circa 50 anni e anche nelle centrali di nuovissima generazione si userà sempre lo stesso pericoloso principio: la fissione dell'atomo. Intanto i costi per la messa in sicurezza e la gestione delle scorie crescono a dismisura, mentre il costo del fotovoltaico è diminuito in dieci anni del 78%."

Pubblicato il 4/6/2008 alle 23.33 nella rubrica Diario.

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